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Uno studio sulla Pietà in terracotta attribuita a Michelangelo

Svela i segreti di una storia lunga cinque secoli e getta luce su un capolavoro poco conosciuto il libro Michelangelo e la Pietà in terracotta, a cura di Claudio Crescentini (erreciemme edizioni). Il volume, un’ accurata indagine condotta a più voci, sistematizza tutti gli studi relativi a questa Pietà databile, secondo le indagini di termoluminescenza, tra il 1473 e il 1496, e offre approfondimenti a livello storico-documentario e stilistico-iconografico, nonché sulla struttura tecnica e materica e sul restauro e l'analisi diagnostica.

La terracotta che raffigura la Madonna con il Cristo deposto, comparsa sul mercato alla fine del secolo scorso e venduta ad un collezionista bolognese come un esemplare ottoscentesco napoletano, era ricoperta da nove strati di pittura dai colori sgargianti che ne alteravano profondamente la fisionomia. Il restauro iniziato nel 2001 e durato tre anni ha evidenziato l’elevata qualità artistica dell’opera e la grande conoscenza anatomica dell’autore, elementi che hanno consentito ad alcuni studiosi, tra i quali Giuliana Gardelli e Roy Doliner, di proporre l’attribuzione a Michelangelo. Molteplici anche i documenti citati nel volume che confermano l’esecuzione da parte dell'artista toscano di una Pietà in terracotta, probabile modello della grande scultura in marmo commissionata al giovane scultore dal cardinale francese Jean Bilhères de Lagraulas, ultimata tra il 1498 e il 1499 e conservata nella Basilica di San Pietro.

La scultura è stata esposta per la prima volta in pubblico a Parigi nel 2014, in occasione della mostra I Borgia e il loro tempo, promossa dal direttore del Museo Maillol Patrizia Nitti e curata da Claudio Strinati. Un'iniziativa che ha consentito il confronto della Pietà in terracotta con il  pubblico e con gli esperti favorendo l'approfondimento degli studi dai quali, sino ad ora, non sono emersi elementi contraddittori all’attribuzione a Michelangelo.

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