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Spazio pubblico e democrazia secondo Tomaso Montanari

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali in collaborazione con la Fondazione Napoli Novantanove, ha indetto il primo bando di Concorso dal titolo “Spazio pubblico e democrazia: gloria, degrado e riscatto delle piazze d’Italia”.

L’obiettivo è di porre l’attenzione sullo spazio pubblico e i suoi luoghi aperti, in particolare le piazze, con l’intento di svolgere un approfondito lavoro di conoscenza sul patrimonio e sulla storia della città in cui si vive, permettendo agli studenti coinvolti di studiarli per conoscerli, visitarli e viverli al fine di riappropriarsene, descrivendone le bellezze o denunciandone il degrado, con il fine di rivalorizzarli e riportarli alla loro funzione di luogo di scambio; che siano opera di grandi architetti o scultori, sia che si tratti di luoghi dalla bellezza più semplice o addirittura anonimi, per far avvicinare le istituzioni scolastiche alla storia delle piazze d’Italia, quali centri architettonici dove permettere ai cittadini di incontrarsi e scoprirsi.

Il concorso è stato presentato il 14 gennaio al Campidoglio in presenza del Ministro dell’Istruzione, dell’università e della Ricerca Stefania Giannini e il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini.

RAI ARTE vi propone l’intervento integrale che Tomaso Montanari, professore di Storia dell’arte Moderna all’Università Federico II di Napoli, ha tenuto in occasione della presentazione del concorso, intitolato "Spazio pubblico e democrazia: gloria, degrado e riscatto delle piazze d’Italia" nel 2015.
Perché le nostre città hanno le piazze? Anzi, perché anche i più diseredati dei paesi italiani hanno almeno una piazza: ciò che non sempre si può dire delle megalopoli moderne e postmoderne? Come venivano usate, le piazze storiche? Come sono arrivate ad acquistare il loro aspetto attuale? Perché queste piazze sono state tanto spesso formate e segnate dai più grandi artisti della nostra tradizione? E cosa possiamo fare, oggi, per viverle appieno e per tramandarle alle generazioni future?

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