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Salvatore Arancio. Sotto il vulcano

Scienza e natura, luogo di venerazione, spazio in cui l’uomo raggiunge stati di meditazione e trance. Una ricerca che si muove agile tra scultura, fotografia, collage, video. L’universo espressivo di Salvatore Arancio, nato e cresciuto a Catania, nei pressi di un vulcano, londinese d’adozione, conserva l’essenza di una terra incandescente e inquieta, la memoria di un’energia immensa, di un processo ininterrotto di creazione e trasformazione della materia. E' sempre il paesaggio, serbatoio inesauribile di forme geologiche e narrazioni mitiche, a definire l’orizzonte nel lavoro dell’artista siciliano, come, ad esempio, nei video Shasta (2011) e Cathedral (2014). Un paesaggio informe e caotico oppure ricomposto in architetture artificiali che proiettano lo spettatore in una dimensione allucinata.

Salvatore Arancio si è diplomato in fotografia al Royal Collage of Art di Londra e si è interessato alla realizzazione di acqueforti e di animazioni video. Dal 2011 alla reinvenzione dell‘immagine bidimensionale ha affiancato la ricerca plastica e, in particolare, la lavorazione della ceramica.

Arancio ha partecipato alla cinquantasettesima edizione della Biennale di Venezia. Invitato da Christine Macel a chiudere il percorso espositivo nel Padiglione del Tempo e dell’Infinito, ha presentato un progetto composto di due opere: il video Mind And Body Body And Mind e un gruppo di quattro sculture, intitolate It Was Only a Matter of Time Before We Found the Pyramid and Forced It Open. Totem iridescenti che si ergono da pozze di lava, opere in cui l'artista fonde caos e geometria, approccio scientifico e spiritualità, per realizzare monumenti di civiltà senza tempo.

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