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Lo spazio magico del Padiglione Italia a Venezia

La fabbrica di effigi installata da Roberto Cuoghi, un gran fermento di materia in decomposizione, lo sdoppiamento dello spazio architettonico con i riflessi impercettibili dell’acqua, quasi miraggi, di Giorgio Andreotta Calò, le riflessioni collettive sul legame spirituale e tecnologico con la terra e il mondo di Adelita Husni-Bey, che, oltre al video, srotola esigue tracce- sculture- di luce in un percorso, complessivamente, buio e labirintico.

E’ il Padiglione Italia con le opere dei tre artisti selezionati dalla curatrice Cecilia Alemani per la cinquantasettesima edizione della Biennale d’Arte di Venezia.

Titolo della mostra che reinventa gli ambienti dell’Arsenale e li trasforma in una scatola ottica generatrice di disorientamento e “meraviglie”, è Il mondo magico, preso in prestito dal saggio scritto dall’antropologo Ernesto De Martino.

Magia, “non come una fuga nell’irrazionale”, dichiara Alemani, ma uno strumento esistenziale per stare al mondo”.

Un progetto che non vuole rappresentare uno sguardo completo su tutta l’arte italiana ma sceglie di guardare in profondità al lavoro di alcune voci originali che si sono distinte nel tempo.

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