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Le altre dimensioni di Andrea Chiesi

Andrea Chiesi è entrato in contatto con gli spazi industriali abbandonati nei primi anni '80, frequentando gli ambienti dei gruppi musicali punk e post punk emiliani per i quali disegnava delle fanzine.  Questi luoghi, che spesso erano spazi occupati, ospitavano le performances musicali e divennero per Chiesi fonti d'ispirazione. L’artista li esplorava, letteralmente, li fotografava e li elaborava nell’isolamento del suo studio,  dapprima in disegni, utili  per fissare scorci,  prospettive e dettagli dello spazio e della struttura, da cui eseguiva dipinti ad olio.

 

Gasometri, strutture e impianti industriali, ospedali e sanatori, ponti, periferie, stazioni, parchi giochi, archivi, biblioteche, corridoi si fondono così nelle opere di Andrea Chiesi con lo studio e la pratica della meditazione Buddhista che l’artista conduce da anni, in particolare con i concetti di impermanenza (tutti gli aggregati sono destinati a dissolversi) e di vacuità (ogni fenomeno è privo di un sé intrinseco). Con estrema lentezza e precisione (a volte lavora 2 mesi per realizzare anche un singolo quadro) il pittore trasforma meticolosamente lo spazio abbandonato in un luogo intimo che  conserva in se una traccia del mondo reale.

Chiesi ha esposto in tutto in mondo, e ha un trascorso di  residenze  all’estero (ha vissuto a Pechino, Berlino e Brooklyn), vive ora a San Pancrazio di Modena e insegna pittura all'Accademia di Belle Arti di Ravenna e all'Accademia di Belle Arti di Macerata.

Ha vinto i premi Gotham Prize, Istituto Italiano di Cultura New York (2012); I° Premio Terna (2008); V Premio Cairo Editore (2004), XXXVIII Premio Suzzara (1998).

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