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I Sudari laici di Gianluigi Colin

Il tempo accelerato dell’informazione, il tempo liquido della contemporaneità e la responsabilità etica dell’artista, immesso in un flusso ininterrotto di immagini e parole ma impegnato a riflettere sul valore della memoria e sul senso del nostro presente. Sono queste le coordinate entro le quali avanza la ricerca di Gianluigi Colin che nell’ultimo ciclo di lavori si sofferma su una linea labile, un confine tra presenza e assenza, per prelevare frammenti di un linguaggio dissolto, parole che hanno abbandonato il corpo vivo della scrittura per lasciare soltanto tracce, residui di inchiostro. Sudari è una serie di grandi composizioni site specific ideate per lo spazio Visionarea a Roma, una sequenza di opere astratte, cariche di sedimentazioni cromatiche, di striature ripetute, di campiture dilatate nello spazio. La particolarità di questa nuova serie  mette in luce la radice concettuale della recente ricerca dell’artista: Gianluigi Colin, infatti, si appropria di grandi tessuti utilizzati per pulire le rotative di quotidiani e di stabilimenti di arti tipografiche. Si tratta di “roto-pitture” su tessuti in poliestere, usati per “rimuovere” simbolicamente le parole e le immagini nella produzione editoriale.

Le opere esposte nella mostra (curata da Luigi De Ambrogi) nascono nel complesso magma della realtà tipografica, portatrice della memoria di giorni, mesi, anni di informazioni, intrise di inchiostri ed energie collettive. Autentici “stracci di parole”: il grado zero di ogni forma di scrittura. Racconta Gianluigi Colin: «In questi object trouvé ho trovato la simbolica rimozione di infinite storie, la stessa che coinvolge ognuno di noi, e che rischia di condurci alla dimenticanza, all’oblio. E’ la traccia di un tempo dissolto, inattesa testimonianza del dialogo con la complessità dell’esistenza. Tele prelevate nel cuore del mondo della produzione culturale che si manifestano come sudari laici del nostro tempo».

Nato a Pordenone nel 1956, Gianluigi Colin conduce da molti anni una ricerca artistica intorno al dialogo tra le immagini e le parole. Il suo lavoro nasce come investigazione sul passato, sul senso della rappresentazione, sulla stratificazione dello sguardo. Si tratta di una poetica densa di richiami alla storia dell’arte e alla cronaca, che tende a porre sul medesimo piano memoria e attualità, facendo sfumare i confini tra le epoche. Una poetica che vuole restituire all’esperienza artistica forti valenze militanti. È autore di numerosi saggi, articoli e interviste dedicati alla fotografia e all’arte contemporanea. Sue personali si sono tenute in numerose città italiane e straniere: tra le sue mostre, da segnalare quelle all’Arengario di Milano, nel 1998, al centro Cultural Recoleta di Buenos Aires, nel 2002, al Museo Manege di San Pietroburgo, nel 2003, al MADRE di Napoli, alla Bienal del Fin del Mundo a Ushuaia, al Museo IVAM di Valencia nel 2011, alla Fondazione Marconi a Milano nel 2012, alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Pordenone nel 2013, al museo MARCA a Catanzaro, nel 2016, alla Triennale di Milano, nel 2018, a Matera, capitale europea della Cultura, nel gennaio del 2019. Protagonista di performance (organizzate in varie parti del mondo), è stato invitato a Valencia09 (presso l’IVAM di Valencia nel 2009) e selezionato per il Padiglione Italia della 54a esposizione d’Arte Internazionale della Biennale d’arte di Venezia. Sue opere sono presenti in collezioni private, musei e istituzioni pubbliche in Italia e all’estero. Vive e lavora a Milano.

Gianluigi Colin. Sudari,

Visionarea Art Space, Roma

Fino al 10 maggio 2019

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