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Claude Monet. La seduzione delle ninfee

Il 18 novembre 1890 Claude Monet diventa proprietario di una casa fuori Parigi, a Giverny, dove allestisce l’atelier e inizia a plasmare il giardino facendone il soggetto prediletto, quello che dipingerà fino alla morte, avvenuta nel dicembre del 1926. Proprio dalla casa di Giverny, dalla collezione personale del maestro francese, provengono circa sessanta opere esposte a Roma, al Complesso del Vittoriano. I dipinti sono una parte consistente dell’eredità lasciata nel 1966 al Musèe Marmottan Monet dal figlio dell’artista e ne ripercorrono l’intera carriera. Ai paesaggi prodotti tra gli anni settanta dell’Ottocento e i primi del Novecento, realizzati in varie zone della Francia ma anche in Italia e in Inghilterra, si affianca un’ampia selezione di soggetti floreali. Visioni ravvicinate di iris, emerocallidi, agapanti,clematidi, glicini e soprattutto di quelle ninfee di cui Monet si innamorò a prima vista quando il vivaista Bory Latour-Marliac le mostrò per la prima volta all’Esposizione Universale di Parigi del 1889. Ninfee rosse e rosa che il pittore-giardiniere fece arrivare nell'hortus conclusus di Giverny per costruire un esotico paesaggio acquatico. Forme e colori che stimolarono l’immaginazione dell’artista e lo condussero verso una pittura ancora più personale, libera di riflettere sulle infinite possibilità della rappresentazione.

Roma, Complesso del Vittoriano, Monet. Capolavori dal Musée Marmottan Monet, Parigi - fino all’11 febbraio 2018

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