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Cesare Tacchi, l`artista che dava forma al caso

 Il servizio è stato realizzato  da RAI ARTE in occasione della mostra Cesare Tacchi. Una retrospettiva, al Palazzo delle Esposizioni, Roma, 2018

 

Era il maggio del 1968 quando Cesare Tacchi si mise a cancellare la sua figura stendendo un velo di pittura sul diaframma che lo separava dal pubblico. Era la fase conclusiva (e il superamento) di quel percorso verso “la realtà dell’immagine” intrapreso con gli smalti su tela e proseguito con la formidabile invenzione dei quadri estroflessi, oggetti ibridi, dipinti in forma di tappezzerie, come La Primavera allegra, dove Tacchi elaborava le icone della storia dell'arte accostandole a immagini del presente. L’attività dell’artista romano proseguirà poi con la produzione di arredi impossibili: porte, sedie incongrue, cornici vuote che segnano l'abbandono del quadro in favore dell'indagine sull'oggetto. Attraversando l’arte concettuale e cambiando ancora prospettiva, mutando ancora pelle, Cesare Tacchi sarà anche tra i primi artisti a riavvicinarsi alla pittura, a riscoprirne la primigenia funzione di attivatore d’immaginazione, con esiti fecondi che alimentarono il dibattito tra psicoanalisti e storici dell’arte.

Tra i maggiori interpreti della scena artistica negli anni del boom economico, Cesare Tacchi (1940-2014) è ricordato attraverso un'ampia retrospettiva (curata da Daniela Lancioni e Ilaria Bernardi) che raccoglie oltre cento lavori, delineando le tappe fondamentali della sua attività. Un percorso artistico teso a sperimentare, sempre, il nuovo “ per poi tra i primi a distaccarsene e a rovesciare il già fatto in qualcosa d’altro”. Così rifletteva l’artista romano in un’intervista rilasciata nel 2007: "Ho coniato una frase: L’arte è la maestria di dare forma al caso. Per me è un concetto importante questo, poiché non so neanche cosa può uscire dal mio lavoro. Come oggetto di ricerca può venir fuori qualsiasi cosa”.

 

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