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 Joseph Mallord William Turner

Joseph Mallord William Turner

Joseph Mallord William Turner (Londra, 23 aprile 1775 - Chelsea, 19 dicembre 1851)

 

Il suo talento precocissimo viene incoraggiato dal padre che, nonostante le modeste condizioni economiche della famiglia, gli fa frequentare la scuola di pittura della Royal Academy e il ragazzo da quel momento disegna e dipinge piccole opere che suo padre espone nella vetrina del suo negozio di barbiere. Dopo un solo anno di studi, un suo acquerello viene scelto per l`esposizione estiva dell`Accademia. Nel 1794 William inizia a lavorare come illustratore per il Copperplate Magazine e il Pocket Magazine; per questi giornali viaggia molto per prendere schizzi ed i soggetti che riprende per lavoro sono abbazie, cattedrali, ponti e città. Inizialmente egli si muove nel solco della tradizione topografica, riproducendo fedelmente i luoghi visitati durante i suoi vagabondaggi nelle campagne inglesi, ma ben presto impara a trascendere il dato realistico in favore di una visione più libera e realistica del paesaggio (La Cattedrale di Salisbury, 1802 ca., Londra, Victoria and Albert Museum).

All`inizio del 1800, è già famoso, viaggia in Francia e in Svizzera (Il passo del San Gottardo, 1803, Londra, British Museum), sempre riprendendo paesaggi e sosta alcuni mesi a Parigi per studiare i dipinti esposti al Louvre, attratto dall`estetica del sublime e del pittoresco che in quegli anni pervade l’arte europea. A questo proposito il poeta tedesco Friederich Schiller in un saggio del 1794 scrive “Vogliamo che l’arte del paesaggio eserciti su di noi lo stesso effetto della musica. Il sentimento è in essa risvegliato dall’analogia fra i suoni o i colori e i moti dell’animo”.

Nel 1819, Turner compie un lungo viaggio in Italia; visita Venezia (dove torna più volte e dove esegue bellissime vedute della laguna), Roma e Napoli, rimanendo folgorato dalla luce mediterranea, che imprime al suo stile la svolta. In seguito al soggiorno romano i suoi quadri si arricchiscono di scene storiche, mitologiche e di genere, in cui adotta schemi compositivi cari al pittore seicentesco Claude Lorrain. Non a caso, il pittore alla morte lasciò il dipinto Didone che fonda Cartagine (1815, Londra, National Gallery) alla nazione, a condizione che fosse appeso fra due quadri di Claude.

La critica francese coglie immediatamente la forza innovativa della luce del pittore che, anticipando un’istanza dell’Impressionismo, è in grado di “rendere le variazioni atmosferiche nelle diverse ore del giorno”. Nelle opere della maturità le forme si sfaldano, perdono consistenza e i colori puri divengono, grazie alla luce, i veri protagonisti del quadro. Nascono così capolavori come la Tempesta di neve (1842, Londra, National Gallery), ma l’opera che meglio esprime la sua visione intensamente moderna della pittura è il dipinto Pioggia, vapore, velocità (1844, Londra, National Gallery). Il taglio trasversale del dipinto, il treno lanciato velocemente verso lo spettatore, rimanda alle future ardite soluzioni formali della pittura impressionista; ma la vera protagonista è ancora una volta la luce, filtrata attraverso la pioggia.

William Turner ebbe una vita errabonda e pur essendo a lungo legato a Sarah Danby, che gli diede due figlie, non si sposò mai. Il pittore morì nella sua casa di Cheyne Walk a Chelsea il 19 dicembre 1851 ed fu sepolto, come da suo desiderio, nella Cattedrale di St. Paul, accanto a Sir Joshua Reynolds.

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